ARS, bocciato il terzo mandato per i sindaci sotto 15 mila abitanti
L’Assemblea regionale siciliana ha approvato con 50 voti favorevoli il disegno di legge sugli enti locali, al termine di un percorso parlamentare durato oltre due anni e mezzo. Il provvedimento, esaminato e votato nella Sala d’Ercole, presenta un contenuto ridotto rispetto alla versione originaria, inizialmente concepita come una riforma complessiva del comparto e composta da circa venti disposizioni.
Tra le principali misure approvate figura l’introduzione di una quota minima del 40% di rappresentanza di genere nelle giunte comunali dei centri con oltre 3 mila abitanti, disposizione che adegua la normativa regionale a quella nazionale. Il testo include inoltre l’introduzione del tagliando antifrode sulle schede elettorali e modifiche relative a permessi e indennità destinati agli amministratori locali e ai consiglieri comunali.
Sono state invece respinte, con voto segreto, alcune proposte che avevano generato contrasti tra le forze politiche e all’interno degli stessi gruppi parlamentari. Tra queste, la possibilità di un terzo mandato per i sindaci dei Comuni con meno di 15 mila abitanti e l’istituzione del consigliere supplente, incaricato di sostituire temporaneamente i consiglieri nominati assessori.
Nel corso della seduta, alcuni deputati avevano sollecitato il rinvio del provvedimento in commissione, richiesta respinta dall’Aula che ha seguito l’indirizzo della presidenza. Il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno aveva ribadito la necessità di una decisione definitiva, dichiarando che “è importante che finalmente l’aula si esprima”. Al termine del voto, lo stesso Galvagno ha parlato di “macerie” rispetto all’impianto originario della riforma.
Sull’esito della votazione è intervenuta la senatrice di Italia Viva Dafne Musolino, che ha evidenziato l’approvazione della norma sulla rappresentanza di genere nelle giunte comunali. “Non si tratta di una concessione, né di un privilegio – ha affermato – ma di un diritto riconosciuto che riallinea la nostra Regione al resto d’Italia e restituisce coerenza al principio costituzionale di pari opportunità”.
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