Home Attualità Ai tempi si chiamavano micce, oggi hanno lasciato il posto agli “armeggi”, neologismo prettamente gioiosano… ma dietro il fumo c’e’ tanto arrosto

Ai tempi si chiamavano micce, oggi hanno lasciato il posto agli “armeggi”, neologismo prettamente gioiosano… ma dietro il fumo c’e’ tanto arrosto

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SpinelloCi è giunto oggi in redazione questo interessante articolo. È un pezzo dai toni forti, una riflessione sulla societá moderna analizzata con un parallelismo tra societá generalizzata e la societá in cui l’autrice dell’articolo, gioiosana, è cresciuta.
Da leggere fino in fondo tutto d’un fiato.

Non serve essere un consumatore o uno spaccino per conoscere il mondo delle droghe. Ricordo che da ragazza andavo dal mio vicino di casa per giocare e fumare. Ai tempi si chiamavano micce, oggi hanno lasciato il posto agli “armeggi”, neologismo prettamente gioiosano. Non è una pratica fuori dal comune. E’ capitato a tutti di fumare almeno una volta nella vita o di vedere il cugino o l’amico farlo.

Secondo le statistiche pubblicate dagli studiosi delle Nazioni Unite in Italia l’anno scorso circa il 14,6% dei cittadini che ha un’età compresa tra i 15 e i 65 anni ha fatto uso di cannabis abitualmente, dati sensibilmente più alti se si fa riferimento allo studio realizzato dal Dipartimento per le Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri che rileva per l’anno 2010 un utilizzo anche sporadico da parte del 22,4% degli  italiani, da qui la rivelazione: il bel paese è il primo Stato occidentale per consumo di marja.

Da questo dato non si discosta nemmeno la nostra ridente cittadina, nonostante le numerose e dispendiose retate e operazioni di prevenzione sul territorio gioiosano ci sarà sempre un amico disposto a cederti qualche grammo. Intendiamoci roba di poco conto, ed è sempre stato così, nonostante ci siano pabli escobar gioiosani ancora detenuti nelle carceri italiane.

Il dato non deve sconvolgere, non voglio fare la solita menata sulle droghe: la prevenzione, lo studio, la lotta al narcotraffico, tutt’altro. Ho sempre creduto che un luogo è di chi lo vive, così come una casa è di chi ci abita in quel momento e non dell’amministratore di condominio che ne regola i conti o del precedente proprietario. Non si può permettere che si governi solo secondo morale, essa dev’essere impiegata per l’educazione nelle scuole senza mai trascendere la libertà dell’individuo.

Ai governi spetta il compito di valutare se una pratica è usuale nella popolazione e, nel caso non sia morale e soprattutto salutare debellarla solo se questa provoca danni o disturbi agli altri o regolamentarla e legalizzarla strutturalmente qualora questa non arrechi disgrazie. Nel caso quest’usanza fosse troppo capillare nella popolazione di quel dato Stato si tende quasi sempre a darle delle regole. Ciò che non avviene in italia.

Oggi il mercato delle droghe, soprattutto delle più comuni e commercializzate, è e resta in mano alle mafie. Dal produttore nordafricano al consumatore gioiosano si contano almeno 15 passaggi. Nell’ottica di quanto documentato in varie inchieste giornalistiche, non ultima Saviano nel suo libro “zero zero zero” ed. Feltrinelli, sconfiggere le mafie con la repressione dell’utilizzatore finale risulta deleterio senonchè inutile. La criminalità organizzata globalizza il mercato, ricicla ed infesta con denaro sporco l’economia, provoca la distruzione di intere popolazioni sfruttate e vessate, distrae e ripulisce capitali ingenti drogando il sistema produttivo ed eludendo il fisco e riversa i la sua merce malata nelle nostre strade, e non mi riferisco alla cannabis ma alle cosiddette droghe della morte.
Dal canto suo cos’ha fatto il legislatore italiano: ha dato un limite alla quantità di utilizzo. La legge Fini-Giovanardi del governo Berlusconi II ha imposto che un consumatore di cannabis non debba possedere più di 0,5 gr di principio attivo di qualsiasi sostanza stupefacente (limite successivamente aumentato a 1 gr dal Ministro della Salute Livia Turco durante il secondo governo Prodi), in caso contrario per il semplice consumatore si aprono le porte di una nuova casa: il carcere, e con pene più severe.

Piccola nota: il carcere di Messina Gazzi ad oggi è il più pericoloso e disastrato d’Italia, qui la popolazione carceraria è ammassata su materassi pieni di zecche, non esiste l’igiene e gran parte parte dei detenuti non è nemmeno stata giudicata in primo grado e si trova in regime di custodia cautelare, questa situazione rende impossibile la rieducazione dell’individuo e lo spinge nella morsa del crimine. Come dire: entri analfabeta ed esci con il master in ‘malavita’. Lo Stato ti ha gettato in una pattumiera sociale emarginandoti.

Tale dissennata legiferazione ha di fatto abolito la differenza tra droga pesante e droga leggera. Di rimando ha incitato gli spacciatori seriali ad importare e riversare sul mercato una maggior quantità di droghe pesanti, in quanto la pena detentiva in caso di riscontro oggettivo delle colpe è la medesima. Tale situazione ha imposto agli organi di controllo e quindi alle forze dell’ordine un’efferata operazione di smantellamento. Non voglio dire che questo proibizionismo 2.0 non abbia dato i suoi frutti nel breve termine, ma la crisi economico-sociale ha sicuramente inciso parecchio e indotto sempre più persone a cadere in questa rete del denaro facile. A Gioiosa Marea nel corso degli anni lo spaccio seriale è stato completamente smantellato, non intendo qui discutere delle colpe giudiziarie dei singoli che ad oggi hanno scontato il loro debito con la giustizia e dunque sono stati riabilitati in società, ma soffermarmi un attimo sull’azzardo morale. L’azzardo morale è quel pericolo che affronti per raggiungere un obbiettivo che dalla comunità  e dalle leggi è archiviato come negativo. Esempio: non credo che se al ritorno da lavoro mi accendo uno spino in casa io disturbi qualcuno, se non mi metto alla guida e non arreco danni alla società perchè dovrei essere perseguito legalmente? chi ha deciso che avvelenarsi l’organismo con le sigarette o ammalarsi di cirrosi epatica con l’alcool sia meno pericoloso di una canna? Del resto la morale è più una consuetudine che una legge naturale e, credetemi, fumare è molto consueto. Viviamo in una società in cui ci fa specie che un ragazzo fumi marjuana ma se un prete molesta o un governatore ruba allora chiudiamo gli occhi. Ognuno di noi nel cammino della vita può inciampare ed aver bisogno di aiuto, può succedere, ma credo che di tanto in tanto ce la devi mettere la faccia nel fango, devi sapere cos’è un carcere, un ospedale, un centro di accoglienza. Non mangiare per giorni, soffrire per un padre o una madre che non ti ascolta. Patire le pene dell’inferno perchè il tuo Stato preferisce garantire i garantiti piuttosto che riabilitare i giustiziati, condurre guerre inutili contro chi non fa niente di male come te, solo per garantire quegli altri che dal tuo ‘niente di male’ traggono guadagni.

Nella mia vita ho seguito sempre una regola che cito qui: agisci sempre in modo tale che il principio della tua azione possa divenire legge generale (Immanuel Kant). Oggi ho scritto di corsa questo pezzo, spero che un giorno Gioiosa non abbandoni più i propri figli e non faccia finta di non conoscerli solo perchè questi, a volte, non sono stati i primi della classe.

Margherita M.

Ai tempi si chiamavano micce, oggi hanno lasciato il posto agli “armeggi”, neologismo prettamente gioiosano… ma dietro il fumo c’e’ tanto arrosto ultima modifica: 2013-06-14T21:39:25+02:00 da CanaleSicilia