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Patti – Gestore di un blog condannato per diffamazione

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Diffamazione Web

La suprema corte di cassazione rigetta il ricorso.

Con decreto di citazione a giudizio, il sig. Amodeo Antonio veniva tratto in giudizio davanti al Tribunale monocratico di Patti per rispondere del reato di cui all’art. 593 comma III c.p. perchù, essendo titolare dell’omonimo blog, non solo si faceva lecito (in data 8/11 Agosto 2011) scrivere di suo pugno espressioni di carattere diffamatorio nei confronti del sig. Antonuccio Lorenzo e della sua famiglia ma anche consentire la pubblicazione di messaggi provenienti da anonimi altamente lesivi dell’onore e della reputazione dello stesso Antonuccio Lorenzo, che si costituiva parte civile con l’avv. Lucia Virzì.

Lucia VirzĂŹNel giudizio di primo grado non solo veniva estratta l’espressione “non offendere i porci”, contestata nell’originario decreto di citazione a giudizio, ma – su sollecitazione del difensore di parte civile (avv. Lucia VirzĂŹ nella foto) – venivano indicate una serie di espressioni denigratorie, per la cui rimozione Ăš stato necessario rivolgersi al giudice, che ha ordinato il sequestro della pagina web.

All’esito dell’istruttoria, il giudice di primo grado riteneva provata la responsabilità penale dell’Amodeo oltre ogni ragionevole dubbio e lo condannava alla pena ritenuta di giustizia ed al risarcimento dei danni morali causati alla persona offesa.

Anche la Corte d’Appello di Messina, a seguito di impugnazione proposta dall’imputato – difeso dall’Avv. Attilio Scarcella – rigettava con sentenza del 05.04.2017 l’appello proposto e confermava la sentenza di primo grado.

In particolare i giudici della Corte d’Appello di Messina – cosĂŹ come testualmente riportato in sentenza – “si soffermano sulla posizione dell’amministratore di un blog nell’ipotesi in cui utenti anonimi immettano all’interno di un blog affermazioni e contumelie gravemente denigratorie e, seguendo l’orientamento giurisprudenziale – in particolare viene citata la sentenza Cass. Pen. Sez. V, n. 54946 del 2016 – , hanno ritenuto di dover confermare la sentenza di condanna di primo grado solo dopo aver verificato l’effettiva e consapevole adesione dell’imputato al contenuto dello scritto, ritenendo che affinchĂš l’elemento soggettivo del reato ex art. 595 c.p. possa ritenersi sussistente Ăš necessario che il moderatore abbia scientemente omesso di cancellare, anche a posteriori, le frasi diffamatorie.

Nel caso di specie – recita la sentenza di secondo grado – non solo l’imputato stesso ha offeso l’onore e la reputazione dell’Antonuccio, rivolgendo l’espressione “non offendere i porci”, ma nemmeno si ù attivato per rimuovere gli scritti offensivi pubblicati da soggetti terzi, mantenendoli consapevolmente sul proprio blog e consentendo così che gli stessi esercitassero l’efficacia diffamatoria.

Contro la sentenza di secondo grado l’imputato ricorreva in Cassazione chiedendone l’annullamento.

Con sentenza del 08.11.2018, la Suprema Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’imputato, ha confermato le statuizione dei precedenti gradi di giudizio e lo ha condannato alle spese del procedimento e a quelle dovute per la costituzione della parte civile.

Patti – Gestore di un blog condannato per diffamazione ultima modifica: 2018-11-12T20:45:19+01:00 da CanaleSicilia