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Mafia – Dal bene confiscato al bene comune

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Confisca beni della mafiaConvegno e proposta modifica Testo Unico antimafia.

«Patrimoni sequestrati: destinare 5 miliardi a garanzia del microcredito»

Confiscare i beni alla mafia non equivale solo a sottrarre capitali all’impresa criminale, ma significa anche risarcire il territorio che ha subito i soprusi della malavita: gli immensi patrimoni, una volta sequestrati, devono trovare uno “sbocco”, rientrando nel ciclo produttivo, con la liquidazione e l’utilizzo a favore delle aree con alti livelli di criminalità. Tra queste la Sicilia, che paga le conseguenze in termini di calo produttivo, di scarsa competitività, subendo una crisi più radicata e difficile da superare. Questo il quadro entro cui si è sviluppata la proposta di disegno di legge per la modifica del “Testo Unico antimafia”, anticipata stamattina nel corso della conferenza stampa al Rettorato dell’Università di Catania, e che sarà ufficialmente presentata sabato 17 maggio, a Palazzo di Giustizia, durante il convegno “Beni confiscati alla mafia e microcredito”.

«La proposta – ha affermato l’economista, Immediato Past Governatore Distretto Lions 108 YB e presidente dell’associazione Amici dell’Università di Catania Antonio Pogliese – poggia sulla connessione tra la gestione delle risorse sequestrate (affidata all’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati) e il Microcredito, annoverato tra le nuove forme di solidarietà e regolato dal decreto legislativo 169 del 19 settembre 2012. Partendo dalla constatazione che la mafia è finalizzata al business esclusivamente illegale, giustizia, istituzioni, politica, imprenditoria e associazionismo si sono uniti per dare un reale impulso a favore della legalità e del rilancio dell’economia sana».

Il disegno di legge propone di destinare una minima parte del patrimonio confiscato (circa 5 miliardi) a presidio della garanzia fideiussoria che l’Agenzia può rilasciare alle banche – limitatamente al 70% dell’erogato – con il consequenziale avvio del microcredito per circa 7 miliardi di euro. «Lo stato permanente di crisi che ha investito il Sud e soprattutto la Sicilia – ha sottolineato il magistrato e presidente Lions Club Acireale Pietro Antonio Currò – ha inevitabilmente prodotto nuove forme di povertà: nonostante le molte iniziative da parte dell’Associazionismo e della Chiesa, il microcredito è ancora in fase di stallo, proprio per la mancanza di fondi a garanzia del sistema bancario, oggi ancor più necessarie visto l’alto livello di insolvenza che caratterizza le realtà imprenditoriali regionali. L’impulso che intendiamo infondere non è finalizzato solo a un incremento della produttività ma anche a massificare e strutturare il consenso sociale di contrasto alla mafia e alla criminalità organizzata». «In questi anni la sussidiarietà ha avuto un valore determinante – ha affermato il presidente della Fondazione fra Club Lions Distretto Sicilia Antonio Sardo – e la Fondazione, nel quadro delle numerose attività e iniziative da parte dei singoli Club service, gioca un ruolo fondamentale, perché contribuisce a dare concretezza alle molteplici azioni, ponendo in atto idee e ideali, nell’ottica della reale sussidiarietà».

Il convegno di sabato 17 (ore 9.00) sarà ospitato nell’Aula delle Adunanze del Palazzo di Giustizia di Catania. Interverranno, tra gli altri: il presidente della Corte d’appello Alfio Ruggero Scuto, il presidente del Tribunale di Catania Bruno Di Marco, il sindaco di Catania Enzo Bianco, l’arcivescovo metropolita di Catania Mons. Salvatore Gristina, il direttore generale del Credito Siciliano (Palermo) Saverio Continella; il presidente di Confindustria Catania Domenico Bonaccorsi di Reburdone; il presidente Anm (sezione Catania) Pasquale Pacifico; il procuratore di Catania Giovanni Salvi, il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri. Seguirà la tavola rotonda, coordinata dal giornalista Nino Milazzo, con i seguenti interventi: il segretario Presidenza Commissione nazionale antimafia Angelo Attaguile, il consigliere della Corte d’Appello di Milano (Misure di prevenzione) Pietro Caccialanza; il presidente Tribunale Misure di prevenzione di Catania Rosario Cuteri; l’ordinario di Diritto penale dell’Università di Catania Giovanni Grasso; l’Ordinario di Psicologia sociale dell’Università di Catania Orazio Licciardello; il presidente della Commissione antimafia Ars Nello Musumeci; l’Ordinario di Economia Politica Università di Ancona Luca Papi. Concludono i lavori: il rettore dell’Università di Catania Giacomo Pignataro, il Governatore Distretto Lions 108 YB Sicilia Gianfranco Amenta.

Sabato 17 maggio, ore 9 Palazzo di Giustizia Catania

Mafia – Dal bene confiscato al bene comune ultima modifica: 2014-05-16T10:12:18+02:00 da CanaleSicilia