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Gioiosa Marea РIl saluto di Padre Salvatore Danzì

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Gioiosa Marea - Il saluto di Padre Danzìdi Miragliotta Maria Cristina РDopo trentaquattro anni di esercizio sacerdotale vissuti come Arciprete della Parrocchia San Nicolò di Bari a Gioiosa Marea, Don Salvatore Danzì va in pensione celebrando ieri, 4 ottobre 2015, la sua ultima messa in una Chiesa affollata di fedeli commossi ed emozionati.

Trentaquattro anni vissuti a stretto contatto con la comunit√† di Gioiosa Marea, bimbi diventati adulti, famiglie che si sono formate e cresciute, fedeli e amici cresciuti insieme, un unico lungo viaggio, pieno di gioie e dolori, accanto ai pi√Ļ deboli, agli ammalati, un viaggio intriso di insegnamenti e di carit√† cristiana, ma anche di lunghe battaglie, una fra tante, quella di cercare di ridare vita a quelle Chiese chiuse da troppo tempo.

Servizio di Cristina Miragliotta del 4 ottobre 2015

Padre Danz√¨ con un lungo discorso, che riportiamo integralmente, ha voluto ripercorrere i suoi anni trascorsi a Gioiosa Marea e dire ‚Äúgrazie‚ÄĚ a tutti coloro i quali, fedeli e non, nel tempo lo hanno accompagnato nella sua missione sacerdotale.

GRAZIE

Carissimi, √® giunto per me il momento dell’addio e ora sono qui con voi per un breve saluto, che vuole essere un grazie per tutto il bene che mi avete voluto e per l’aiuto che mi avete, generosamente, offerto in questi 34 anni di servizio sacerdotale a Gioiosa Marea.

Sento il dovere di esprimere la mia riconoscenza per la fiducia datami a suo tempo dal vescovo dopo aver lasciato come superiore il seminario, assegnandomi questa Parrocchia di San Nicola di Bari con le sue chiese antiche.

Al Vescovo, Mons. Ignazio Zambito, che ha voluto che io continuassi sino ad oggi nel ruolo di pastore con tutto il cuore manifesto un grazie profondo, sperando di essere stato, in qualche maniera, degno della missione affidatami.

Significo, inoltre, un doveroso ringraziamento all’Amministrazione Comunale di Gioiosa Marea, rappresentata dal Sindaco dottor Eduardo Spinella ringraziandolo per quanto, affettuosamente mi ha detto, e voglio ricordare anche tutti i suoi predecessori, con i quali ho avuto modo, durante il mio lungo servizio, di operare insieme portando a termine alcuni progetti sociali e culturali, finalizzati al bene della nostra gente; ringrazio la benemerita arma dei Carabinieri rappresentata dal Mar. Santo Fazio, per la loro disponibilit√† avuta per il bene comune.

Sono venuto in silenzio e preferivo andarmene in silenzio. Sono venuto il 1 gennaio 1981 come vicario auditore accompagnato dal seminarista oggi sacerdote Padre Tino Scaffidi e il 1 gennaio 1982 sono stato nominato parroco quando ero nel pieno delle forze. Attualmente sento sulle spalle il peso degli anni e fatico, lo confesso, a camminare con lo slancio di chi deve precedere, tavolta correre. Per questo è giusto che arrivi un altro sacerdote, un parroco, un padre che dia ai figli di questa comunità la gioia di una paternità vera, entusiasta, vigorosa, nella consapevolezza che essere parroco significa saper ascoltare, servire, dare, amare, senza riserve mentali, tutti, vicini e lontani, ferventi e indifferenti, giovani e anziani, poveri e ammalati in particolare.

Cari fratelli non dimenticate che i cambiamenti hanno sempre un doppio aspetto quello di rinnovamento, sia personale che della comunit√† e quello conservatore di rimanere cio√® legati alla gente e ai luoghi a cui ci si affeziona. Diceva un teologo noi sacerdoti siamo come piante trapiantate. E’ doloroso ma questi cambiamenti ci aiutano ad essere liberi e forti, ci permettono di avere lo spirito del pellegrino. La mia speranza √® che voi tutti cari parrocchiani andando incontro al nuovo parroco possiate lavorare con lo spirito di unit√† e cooperazione tra tutti.

Ricordiamo quello che diceva San Paolo ai fratelli Corinzi: vi esorto fratelli che non vi siano discordie tra voi, che non si dica io sono di Paolo, io invece sono di Apollo, io di Cefa, e io di Cristo. Fratelli cercate di essere tutti unanimi nel parlare che non vi siano divisioni tra di voi anche con visioni e prospettive diverse cercate di concentrarvi tutti su Cristo e solo con Lui e per Lui e in Lui.

Bisogna constatare che questa splendida citt√† di Gioiosa Marea √® ricca di uno straordinario patrimonio di Chiese e di opere d’arte, quale testimonianza del tempo storico e anche della nostra contemporaneit√†, con la realizzazione di questa chiesa Ges√Ļ Buon Pastore. Sono venuto in semplicit√† e me ne vado con la mia semplicit√†. Quanto prima saranno a vostra conoscenza tutte le entrate e uscite finanziarie di questi anni con il controllo fatto dal Consiglio Parrocchiale degli affari Economici di questa comunit√† e con il visto dell’ufficio amministrativo della Curia vescovile di Patti. Mi √® stato chiaro sempre che la vocazione di un padre √® di essere povero, memore della povert√† di Cristo, dei santi poveri, del beato Padre Giuseppe Puglisi che vive nel mio cuore per la sua semplicit√†, umilt√† e povert√†, del Poverello di Assisi, Francesco, di cui oggi facciamo memoria, che ai suoi frati ripete: Nihil habentes et omnia possidentes. Nulla abbiamo e possediamo tutto. Possediamo Dio. Come del resto non cessa di sottolineare Papa Francesco ai Vescovi,, ai Sacerdoti e ai cristiani di tutte le chiese del mondo. Cio√®, nella povert√† del cuore e dei beni, c’√® la pienezza di un Padre che d√† le cose sue, le cose della chiesa, le cose che a lui d√† la gente, tutte le cose perch√® un padre non ha motivo di accumulare e possedere, di essere ricco o peggio avaro. Un padre √® padre se dona tutto, se dona se stesso soprattutto, nelle mille circostanze che gli si presentano ogni giorno.

In questi decenni ho cercato di ascoltare e servire con affetto questa comunità, carica di problemi e drammi, bisognosa di comprensione e assistenza, morale e spirituale.

Ho aperto la chiesa e la canonica a quanti hanno bussato con disperazione e speranza; ho cercato di accogliere tutti con la carit√† di Cristo in nome della fede. Ho cercato. S√¨, ho cercato… Per√≤ tante volte non sono riuscito a rispondere alle richieste e alle istanze, a offrire il sostegno invocato, a dare alle madri il tozzo di pane atteso. Sono cosciente dei miei limiti e per questo sento l’urgenza di chiedere perdono a quanti non sono riuscito ad aiutare, a lenire ferite ed asciugare lacrime, assicurandoli, per√≤, che li ricordo e li presento con la mia preghiera al Signore perch√® Lui, che tutto pu√≤, li soccorra nella quotidianit√†.

Sento il dovere di ringraziare quanti confratelli mi hanno collaborato, confortato e stimolato con la loro presenza: Padre Amato, Padre Coppolino, Fra Felice, Padre Lembo, Padre Scaffidi. Nel ministero di pastore sono stato collaborato da tanti zelanti e generosi sacerdoti italiani e stranieri e permettetemi di avere un pensiero particolare per Don Ciro Versaci sempre attento, incisivo, preparato e scrupoloso e di molti laici che non potr√≤ mai dimenticare. Un saluto alle suore, ai catechisti, ai bambini, agli ammalati, ai giovani, a tutte le associazioni ecclesiali, all’Unitalsi, all’AVULSS, ai tre cori della scuola cantorum, al comitato interessato per le feste religiose (venerd√¨ santo e altre) ai membri del Consiglio Pastorale Parrocchiale e al Consiglio degli Affari Economici, agli operatori pastorali e a tutti coloro che hanno svolto con disinteresse servizi importanti e delicati e scusatemi se tra tutti il mio saluto va a Gigi. Fra i deboli ho voluto privilegiare gli ammalati che sono la ricchezza della comunit√† in quanto soffrono salendo sulla croce assieme a Cristo, loro sono i nostri protettori perch√® soffrono per la salvezza spirituale di ciascuno di noi. Ho dedicato loro buona parte del mio servizio, ben sapendo della terribilit√† della malattia, della solitudine e dell’angoscia che l’accompagnano, specie negli infuocati interrogativi macinati nelle lunghe notte di attese piene di illusioni e di affanni, specialmente quando il male si rivela inesorabile quando tocca la carne dell’uomo e lo Spirito si smarrisce. Soltanto in Dio troveranno la forza per vincere lo smarrimento. Con me porto il loro sguardo, il loro sorriso, la forza con cui hanno saputo ripetere al Signore: Sia fatta la tua volont√†.

Quante cose vorrei dirvi, questa sera, cari fratelli e sorelle e lo posso dire con piena libert√† e serenit√† interiore perch√® sono in pace con quasi tutte le persone affidate alla mia cura pastorale. Sono poche e si possono contare sulle dita le persone con le quali non sono riuscito a comunicare. Ognuno deve fare il proprio esame di coscienza. Da parte mia, se qualcosa √® imputabile a me, sono pronto a offrire le mie scuse per√≤ si sappia che a loro voglio sempre bene e li ricorder√≤ sempre nelle mie preghiere. Per il resto sono sereno e porto tutti nel mio cuore, convinto che davanti a Dio quello che vale e rimane √® il bene fatto. Cari fratelli e sorelle sempre il mio grazie e il mio affetto. Ma non riesco. Mi mancano le parole. Vi dico soltanto che sono grato al Signore per aver conosciuto e voluto bene, a Gioiosa Marea, migliaia di persone, molte delle quali non ci sono pi√Ļ, che sono nella gloria del Padre, e che li ricordo sempre nelle preghiere e loro sono certo che pregheranno per tutti noi. In questi anni ho vissuto con voi l’ultima stagione di parroco, apprezzandovi e amandovi con sentimenti sacerdotali. Scusatemi se sono stato un po’ lungo ma sappiate che porto nel cuore questa indimenticabile comunit√† di cristiani e laici che abbraccio e benedico. Con la certezza che la Madonna delle Grazie ci metta sempre tutti sotto il suo manto.

Sac. Salvatore Danzì
Parroco

Durante la messa, la lettura commossa e commuovente, di una lettera dedicata a Padre Danz√¨, in cui la comunit√† tutta esprime profonda riconoscenza e gratitudine per l’operato svolto in questi anni di sacerdozio trascorsi a Gioiosa Marea.

Un saluto che diventa testimonianza della grande umanità, del bene che ha seminato in questi anni, spesso in silenzio, mai manifestato, con dignità, semplicità ed umiltà.

Riportiamo una piccola parte del saluto che Antonio Calabria ha tributato a nome di tutti i fedeli:

“Caro Padre Danzì,

quando mi è stato chiesto di scrivere qualcosa per questa sera, per un breve saluto, una testimonianza, pensando ai tanti anni ormai trascorsi la prima cosa che mi è venuta in mente, è stata una carezza.

Il primo gennaio del 1981 stavo in sacrestia con la mia tunichetta da chierichetto, pronto a servire la messa al nuovo parroco che arrivava proprio quel giorno, e lei entrato nella stanza si avvicina a me che stavo seduto e ponendomi una mano sul capo mi fa una carezza e chiede il mio nome. Stasera dopo trentacinque anni siamo ancora qui uno di fronte all’altro e stavolta la carezza sono io che desidero farla a lei. Una carezza carica di affetto e di gratitudine verso un padre che per tanti anni ha guidato me e questa comunit√† a lui affidata con autorevolezza e amore, perch√® veramente autorevoli sono le persone che ci coinvolgono con il loro cuore, con il loro dinamismo nati dalla fede, a tal punto da diventare compagnia vera al nostro destino.

Non posso per questo non ringraziare il Signore per la sua persona caro padre, per la sua umanit√† grande, per tutto il bene che ha seminato in tanti anni, sopratutto per quello nascosto, mai manifestato. Grazie perch√® ci ha spesso insegnato cosa vuol dire silenzio e nascondimento, per il dono della sua obbedienza, per le lacrime che sono certo, ha versato per questa comunit√†, per la sofferenza che intimamente ha sopportato e donato per la salvezza di questa porzione del popolo di Dio che √® la comunit√† di Gioiosa‚ÄĚ.

A conclusione della Santa Messa un piccolo rinfresco e la consegna di doni e alcune targhe ricordo tra cui quella donata dal sindaco Eduardo Spinella a nome di tutta l’amministrazione comunale e della cittadinanza.

 

Gioiosa Marea РIl saluto di Padre Salvatore Danzì ultima modifica: 2015-10-05T19:45:29+02:00 da CanaleSicilia