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Gianluca Salpietro – «L’altra faccia del debito pubblico italiano»

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Gianluca Salpietro«Come la Germania debba assumersi le proprie responsabilità.»

È da qualche tempo che alcuni economisti internazionali puntano ad un fattore che presumono sia probabilmente di fondamentale importanza nello spiegare alcuni degli attuali problemi economici dell’Eurozona e della crescita economica globale, ma di cui penso ci si occupi ancora troppo poco. Questo fattore è l’enorme avanzo sul conto corrente della bilancia dei pagamenti della Germania, specialmente negl’ultimi anni, e che nel 2016 aveva superato quello della Cina diventando il più alto del mondo.

Alcuni di questi economisti pensano che questo avanzo ponga un freno al recupero dell’Eurozona ed in particolare dei paesi dell’Europa del Sud che sono più in difficoltà per via dei loro maggiori debiti pubblici. Infatti, questo avanzo rappresenta in qualche modo l’altra faccia della medaglia del debito pubblico di altri paesi, ed è un problema probabilmente altrettanto pressante per l’Europa e per il mondo intero.

Essendo il mondo un’economia per definizione dove le somme dei bilanci equivale a zero, un avanzo in conto corrente che in media sussiste almeno dal 1980 in Germania, indica che in Germania, per contabilità nazionale, esiste un avanzo di risparmio nazionale. Per contro, in altri paesi tra cui in Italia che in media dal 1980 al 2017 era in leggero disavanzo sul conto corrente della bilancia dei pagamenti, esiste un disavanzo di risparmio nazionale e quindi sono stati accumulati debiti.

Inoltre, già dal 2011 e ancora oggi, la Germania supera il limite del 6% di avanzo di conto corrente sul PIL imposto dalla procedura di squilibrio macroeconomico introdotta dall’Unione Europea nel 2011 e intesa a proteggere i paesi dell’UE da ulteriori shock macroeconomici. Tali livelli di avanzo sono quindi considerati dagli economisti dell’UE stessi, dannosi per le economie di tutti i paesi dell’UE, oltre che in violazione dei limiti imposti dall’Europa. I primi a subirne le conseguenze sono i paesi europei che hanno maggiormente bisogno di ridurre i propri debiti.

Questo perché gli avanzi esagerati della Germania riducono la competitività dei paesi con eccessivi debiti, attraverso il mantenimento di un valore più apprezzato dell’euro di quello che tali paesi sperimenterebbero da soli, cioè se nell’euro non ci fosse la Germania o altri paesi dell’Eurozona con eccessivo risparmio nazionale. Questo riduce il conto corrente, la crescita economica e quindi la potenzialità di riduzione del debito dei paesi più indebitati.

Se la Germania avesse ancora il marco tedesco, esso si sarebbe apprezzato a livelli più alti di quelli visti dall’euro, ristabilendo un livello di avanzo in conto corrente tedesco più contenuto e quindi, per contro, meno debito altrove. Ma con una moneta comune, che esclude aggiustamenti indipendenti della valuta per correggere disequilibri macroeconomici diversi e che include paesi con risparmi eccessivi e paesi con debiti eccessivi, questo valore dell’euro, che pur rimanendo più apprezzato con la presenza della Germania che senza di lei, non è tuttavia sufficiente per ristabilire un livello contenuto di avanzo su conto corrente per la Germania. Questo perché sul tasso di cambio grava una compensazione all’eccessivo risparmio tedesco dovuto all’effetto dell’eccessivo debito pubblico di alcuni paesi membri che lo mantiene più deprezzato di quello che sarebbe se la Germania avesse la propria valuta indipendente e che sarebbe necessario per ridurre l’avanzo tedesco a livelli accettabili.

Inoltre, questo valore più apprezzato mantenuto dall’euro è allo stesso tempo troppo alto in relazione all’accumulo di debiti dei paesi con debito eccessivo e rallenta le loro esportazioni rispetto al potenziale. Tale accumulo di debiti, se i paesi eccessivamente debitori avessero anch’essi monete indipendenti e per lo stesso discorso di sopra ma capovolto, porterebbe ad un livello di tasso di cambio più deprezzato rispetto a quello visto dall’euro che invece rimane più apprezzato dato che nell’Eurozona ci sono paesi con eccessivo risparmio. Un tale tasso più deprezzato aiuterebbe i paesi con debiti eccessivi a riequilibrali attraverso un miglioramento del loro conto corrente o equivalentemente del loro risparmio nazionale.

L’eccessivo debito pubblico dei paesi debitori che spinge al deprezzamento relativo dell’euro inoltre incentiva un continuato o addirittura aumentato eccesso di avanzo in conto corrente e risparmio nazionale della Germania, mentre l’eccessivo avanzo in conto corrente o eccessivo risparmio nazionale della Germania, o equivalentemente i suoi insufficienti consumi e investimenti, che danno una spinta verso un apprezzamento relativo della moneta unica, disincentiva nei paesi debitori un sufficiente aumento del loro conto corrente con conseguente continuato o aumentato effetto negativo sul loro risparmio nazionale, sulla loro crescita economica e sul loro debito, il tutto in un circolo vizioso.

Il reale tasso di cambio dell’euro quindi per i paesi dell’UE con debiti eccessivi è troppo alto, ma per la Germania è troppo basso. Le realtà e quindi le necessità macroeconomiche dei diversi paesi europei sono, in questo caso, contrarie e la moneta unica da sola non le può riequilibrare tutte assieme. Quindi le divergenze economiche nell’Eurozona potrebbero continuare o anche crescere.

Ciò sarebbe contrario al principio di giustizia economica che dev’essere alla base della moneta unica ed è presumibile che anche per questo l’UE abbia posto un limite all’avanzo di conto corrente permesso. Se fatto osservare e benché possano esistere altri fattori di riequilibrio, esso assisterebbe nel riequilibrare meglio queste esigenze macroeconomiche contrastanti e interromperebbe più efficacemente il circolo vizioso che qui si è generato.

Se l’UE fosse più decisa nel far ridurre alla Germania tali avanzi, questo molto probabilmente gioverebbe non poco allo sforzo di riduzione dei debiti dei paesi dell’Europa del Sud. In tal caso, ciò si realizzerebbe maggiormente attraverso un miglioramento del loro conto corrente, l’aumento del loro risparmio nazionale e la loro crescita economica e quindi affidandosi meno all’austerity. Questo sicuramente sarebbe uno sviluppo auspicabile verso una migliore soluzione dei problemi dell’Eurozona, con meno “lacrime e sangue” e molto probabilmente con benefici per tutti.

Infatti, i consumi e gli investimenti insufficienti della Germania sono ritenuti da alcuni similmente responsabili del rallentamento della crescita economica non solo dell’Europa ma di tutto il mondo e sono considerati anche dannosi all’economia della Germania stessa, che potrebbe stare crescendo meno e con un benessere della popolazione inferiore al caso in cui investisse e consumasse di più.

Però, seppure alcune raccomandazioni a proposito dell’avanzo eccessivo siano state già fatte alla Germania dall’UE, che per lo più però non sono state implementate, essa è tuttora effettivamente categorizzata solamente in squilibrio dall’UE. Quindi l’UE reputa che gli squilibri macroeconomici della Germania (l’avanzo in conto corrente e il debito/PIL ancora sopra il 60%) complessivamente non siano ancora tali da necessitare procedure macroeconomiche per eccessivo squilibrio nei suoi confronti. Ma questo non toglie che in ogni caso gli squilibri debbano essere corretti per il bene di tutti. I politici italiani faranno bene a fare questo chiaramente presente a Bruxelles nei prossimi dialoghi europei sulla politica economica italiana.

Nel frattempo, l’Europa e il mondo intero potrebbero continuare ad avere un freno tirato alla loro crescita economica dal fattore qui discusso ed il problema dell’eccessivo debito pubblico dell’Italia e di altri paesi europei, potrebbe continuare ad essere più difficile da risolvere del necessario.

Gianluca Salpietro
Economista

Gianluca Salpietro – «L’altra faccia del debito pubblico italiano» ultima modifica: 2018-10-17T14:11:58+02:00 da CanaleSicilia