Home Cronaca Dopo 20 anni dalle stragi del ’93, apprendiamo oggi notizie scottanti che riguardano gli attentati in alcune delle città del nostro paese

Dopo 20 anni dalle stragi del ’93, apprendiamo oggi notizie scottanti che riguardano gli attentati in alcune delle città del nostro paese

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Stragi 93Precisato che la campagna stragista del 1993 fu annunciata da una lettera firmata dai “familiari dei detenuti” che chiedevano a Scalfaro di “togliere gli squadristi al servizio del DITTATORE AMATO”, riteniamo veritiera la tesi secondo cui la stagione stragista coincise con la crisi della repubblica e la decadenza del potere delle associazioni mafiose, dopo le stragi di Falcone e Borsellino.

Cosa Nostra, continuava a voler mostrare il pugno duro contro lo Stato e gli attentati del 1993 volevano proprio dimostrare la volontà di resistere.

A seguito delle pressioni, il 21 aprile 1993 il Presidente del Consiglio Giuliano Amato rassegnò le dimissioni e fu sostituito dal governatore della Banca D’Italia, Carlo Azeglio Ciampi. Il 13 maggio 1993 il Senato della Repubblica diede l’autorizzazione a procedere per concorso esterno ad associazione mafiosa contro Andreotti; a giugno il ministro Conso fece decadere 140 decreti di 41 bis per detenuti minori, mentre da novembre furono scarcerati altri 334 boss.

Iniziarono poi gli attentati: Il 14 maggio fallì quello contro Maurizio Costanzo a Via Fauro; il 27 maggio 5 persone morirono a Firenze in via dei Georgofili ,vi fu poi un attentato a Brera, in via Palestro al Padiglione di Arte Contemporanea,che causò la morte di 5 persone. Il giorno dopo altri due attentati minarono il “cuore “cattolico romano: uno a San Giovanni in Laterano, quando a mezzanotte e 3 minuti della notte tra il 27 luglio e il 28 luglio del 1993 esplode una Fiat Uno imbottita con 120 chili di pentrite, T4 e tritolo; l’altro 5 minuti dopo , quando esplode una seconda autobomba davanti alla basilica di San Giorgio al Velabro, causando enormi danni al patrimonio artistico. L’ultimo fu quello progettato e fallito nei pressi dello Stadio Olimpico, il 1 agosto 1993.

Ebbene, dopo tanti anni, un professore Enzo Guidotto, amico di Paolo Borsellino ed ex consulente della Commissione Antimafia, ha chiesto ai pm di interrogare un Monsignore che nel 1993 era ben informato circa l’ambiguo rapporto tra mafia e Chiesa. I rapporti riguardano in particolare le pressioni che avrebbe fatto Bernardo Provenzano sulla Chiesa affinchè potesse intercedere con lo Stato italiano per l’attenuazione del 41 bis.

Grazie all’intervento di Scalfaro, in accordo con l’allora direttore del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, Adalberto Capriotti, il 41 bis fu effettivamente revocato per centinaia di boss. Sentito dalla Procura di Palermo nell’ambito della Trattativa, Guidotto ha riferito ai pm Antonio Di Matteo e Francesco Del Bene i dettagli di un suo incontro con don Antonino Treppiedi, amministratore dei beni della Curia vescovile di Trapani, poi rimosso dal vescovo Francesco Micciché e sospeso con provvedimento delle autorità ecclesiastiche da lui impugnato.

Don Antonio avrebbe detto ‘Bisognerebbe che qualcuno andasse a fare, con calma, una bella chiacchierata con il cardinale Camillo Ruini “.Il cardinale abitava infatti nei locali annessi alla chiesa di San Giovanni in Laterano e secondo il sacerdote, dopo lo scoppio delle bombe fu incaricato dal Papa, di acquisire informazioni sul rischio di ulteriori attentati contro strutture della Chiesa. Ruini avrebbe poi chiesto al ministro Giovanni Conso il perchè di quelle bombe la risposta data fu “I responsabili dell’attentato erano gli uomini della mafia”.

Conso poi avrebbe rassicurato Ruini perché “ormai non c’era più di che preoccuparsi. Nella logica dei mafiosi, non c’era ragione di altri attentati”. I boss avevano avuto rassicurazioni dallo Stato sui loro obiettivi e non ci sarebbero state altre bombe contro le chiese”.
Quelle due esplosioni dunque puntavano a sensibilizzare il Vaticano, individuato come “mediatore” della trattativa con lo Stato.

Don Antonio Treppiedi ha negato di aver fatto tali confidenze a Guidotto, mentre il collaboratore di giustizia Ciro Vara, fedele di Provenzano ha messo a verbale : “Dopo le stragi del ’92 e del ’93 Provenzano per alleggerire la pressione dello Stato su Cosa nostra, in particolare per i detenuti sottoposti al 41 bis, aveva cercato una strada attraverso la Chiesa”.

Simona Mazza

Dopo 20 anni dalle stragi del ’93, apprendiamo oggi notizie scottanti che riguardano gli attentati in alcune delle città del nostro paese ultima modifica: 2013-07-28T23:17:16+02:00 da CanaleSicilia