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Digiuno intermittente – Reale progresso o ennesima moda?

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DietaUna recente revisione sistematica di studi condotti sugli esseri umani (1) ha affrontato il tema dell’ultima tendenza contemporanea: il digiuno intermittente. In particolare, i ricercatori hanno inteso trovare una risposta alla seguente domanda: “il digiuno intermittente offre benefici supplementari sulla continua restrizione calorica in relazione alla perdita di peso?” La risposta è stata negativa per due ordini di motivi.

In primo luogo, i pochi studi effettuati sull’argomento non possiedono la sufficiente potenza per raggiungere una conclusione definitiva in proposito; in secondo luogo, anche nei pochi studi presentati, non si sono evidenziate significative differenze sulle risposte adattive alla restrizione calorica o un più pronunziato effetto sulla perdita di peso.

Gli assertori del digiuno intermittente, inoltre, promuovono questa metodica riferendo ad essa una capacità di intervenire nella prevenzione di patologie oncologiche. Tuttavia, a riguardo nulla vi è in letteratura: nessun trial clinico, nessuna ricerca epidemiologica e, conseguentemente, nessuna revisione sistematica e/o linea guida (2); si trovano solo sporadiche osservazioni assimilabili a teorie e supposizioni personali.

Non sembra esistere neppure un particolare entusiasmo da parte dei ricercatori nel disegnare studi adatti per essere condotti sul genere umano. Gli studi in corso sono pochi e molti non giungeranno a conclusione a causa della difficoltà di reclutare persone disposte a digiunare. Inoltre gran parte degli studi con un campione di volontari rappresentativo, sono stati interrotti per un elevato tasso di drop-out che ne è conseguito.

L’ingiustificata disinvoltura nel proporre tale regime dietetico da parte di alcuni specialisti del settore, unita alla grande enfasi che tale metodica ha ottenuto sui media e social, ci induce a fare alcune considerazioni al riguardo. Posto che l’odierna visione della medicina basata sull’evidenza, pone alla base di qualsiasi scelta terapeutica l’esistenza di robuste prove di efficacia, associata all’accettazione da parte delle persone dell’importanza di seguire il trattamento, sembra che nel caso del semi-digiuno nessuna di queste componenti sia riscontrabile (3).

Inoltre, se la scelta di un modello alimentare da seguire consiste nel raggiungimento di un miglior stato di salute, ci si chiede per quale ragione dovremmo seguire qualcosa di ancora non ben caratterizzato (digiunare una o due volte la settimana, digiuno totale accompagnato ad alimentazione ad libitum nei giorni “normali”, o che altro?) e soprattutto per nulla studiato in modo minimamente rigoroso? Perché dovremmo dichiararci sconfitti nel perseguire regimi di consolidata efficacia, come il modello mediterraneo, oggi seguito da meno del 10% della popolazione?

Se le ragioni che spingono a seguire la dieta mima-digiuno fossero legate alla perdita di peso, perché dovremmo consigliare ad una persona di digiunare in modo intermittente, invece di ricorrere a protocolli di dimostrata efficacia, ad oggi scarsamente utilizzati per ragioni non del tutto chiare. E ancora, è necessario rilevare quanto potenzialmente deleterio sia consigliare una qualunque forma di digiuno a giovani donne, che vogliono ridurre il peso, con il rischio che questo programma induca ad un disturbo  dell’alimentazione.

Infine, non va sottovalutato l’impatto che tale metodica potrebbe avere, nello svolgimento delle attività lavorative e quotidiane, soprattutto se comportano un dispendio energetico elevato.

In conclusione, appare immotivato il credito di cui gode la terapia mima-digiuno, poiché causa una minore attenzione verso protocolli clinici sicuri, la cui efficacia nei riguardi della nostra salute e della riduzione del peso è stata ampiamente dimostrata e che oggi, malgrado ciò, continuano a essere trascurati, per l’immotivata attrattiva accordata a protocolli tanto suggestivi quanto vani e lontani da una possibile ed estesa applicazione pratica.

Dott. Francesco Iarrera

  1. Radhika V. et al , Do intermittent diets provide physiological benefits over continuous diets for weight loss? A systematic review of clinical trials Molecular and Cellular Endocrinology Vol. 418, Part 2, 15 December 2015, Pages 153–172 Obesity
  2. Harvie MN, Howell T.Could Intermittent Energy Restriction and Intermittent Fasting Reduce Rates of Cancer in Obese, Overweight, and Normal-Weight Subjects? A Summary of Evidence. Adv Nutr. 2016 Jul 15;7(4):690-705. doi: 10.3945/an.115.011767.
  3. Sackett DL, Richardson WS, Rosenberg WMC, et al. Evidence-based medicine: how to practice and teach EBM. London (UK): Churchill Livingstone: 2000.
Digiuno intermittente – Reale progresso o ennesima moda? ultima modifica: 2016-11-03T10:55:59+01:00 da CanaleSicilia