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Cosenza – Imprenditori messinesi contro il pizzo in Calabria “Ai boss non paghero neppure un caffè”

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Cosenza - Imprenditori messinesi con il pizzo in CalabriaA marzo denunciarono le ‘ndrine calabresi che tentarono di estorcere con l’usuale pratica del ‘fiorellino’ un primo contributo di 6mila euro, oggi la prima udienza presso il tribunale di Catanzaro nei confronti di Simone Ferrise, l’esattore della mala che aveva tentato l’estorsione. L’udienza su richiesta dei difensori dell’imputato procederà con rito abbreviato.

Antonio Amata, 35 anni di Sant’Agata di Militello, la scorsa primavera coraggiosamente si era recato in procura a riferire i fatti, oggi assisterà in aula accompagnato da Giuseppe Foti, Presidente dell’Acis (Associazione commercianti e imprenditori santagatesi) e Giuseppe Scandurra, Presidente della FAI (Federazione Antiracket Italiana), che nel processo si sono costituiti parte civile.

L’appalto da un milione e 428mila euro per lavori di sistemazione di acque reflue nel territorio comunale di San Benedetto Ullano (CS) e aggiudicato in associazione dalle imprese “Amata Costruzioni Srl” e “Malfitano Srl” dell’imprenditore Giuseppe Pizzo di Gioiosa Marea, faceva gola alle cosche cosentine che nemmeno iniziati i lavori inviarono i loro emissari presso il cantiere per effettuare l’estorsione. Allorchè gli imprenditori con fermezza decisero di non trincerarsi dietro il muro di omertà che caratterizza certe zone della Calabria e denunciarono agli organi di competenza, successivamente l’arresto del Ferrise ed oggi l’udienza in attesa del giudizio.

Marco Bruno

Cosenza – Imprenditori messinesi contro il pizzo in Calabria “Ai boss non paghero neppure un caffè” ultima modifica: 2013-07-11T12:49:29+02:00 da CanaleSicilia