Home Cronaca Cosa si nasconde dietro le stragi del ’92?

Cosa si nasconde dietro le stragi del ’92?

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Strage Via D'AmelioA pochi giorni dalla commemorazione della strage di Via D’Amelio, successiva a quella di Capaci, ancora una volta sorge il dubbio, avanzato a dire il vero da più parti, che il calderone mafioso sia una sorta di contenitore in cui convergono forze locali, ma anche interessi oscuri dello Stato, dei servizi di intelligence, tutti coperti da un valido apparato burocratico che ha come vertice il vertice stesso delle istituzioni.

Questa certezza deriva dal fatto che sia Falcone sia Borsellino, poco prima di essere barbaramente uccisi, erano sotto controllo del Sisde (servizi segreti), oggi sostituito da Aisi e Aise il cui compito è quello di monitorare l’attività di magistrati, forze di polizia ma anche dei liberi cittadini (dietro opportune segnalazioni).

Ebbene, gli unici a conoscere nel dettaglio tutti i movimenti dei magistrati sono appunto i Servizi Segreti.

Facciamo qualche esempio: il volo di Stato che portava Falcone a Palermo era noto solo al Sisde, così come il Sisde aveva piazzato le basi nel castello Utveggio, nei pressi del Monte Pellegrino, da dove partirono le intercettazioni telefoniche che portarono alla strage di via D’Amelio.

Strage CapaciDunque, se Cosa Nostra ha messo le “braccia” e la faccia di Riina e Provenzano, la vera mente risiede altrove, anche perchè è improbabile ritenere che i due boss, semianalfabeti, abbiano potuto vivere in una latitanza lunga quasi mezzo secolo. A riprova di ciò, basti pensare che il generale Mori è stato accusato,( poi assolto in primo grado) per la mancata cattura di Provenzano.

Precisiamo che Mori è lo stesso alto ufficiale dell’Arma che in sede processuale si è appellato al segreto di Stato e non ha voluto rivelare i retroscena del delitto su commissione Sismi (servizi segreti militari) di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin (uccisi a Mogadiscio il 20 marzo 1994).

Ma facciamo un passo indietro e soffermiamoci su alcune precisazioni: All’epoca il direttore del Sisde era il prefetto Alessandro Voci.

Ebbene ad oggi nessuno lo ha mai interrogato, eppure il Sisde aveva intessuto rapporti con i vertici di Cosa Nostra, tesi convalidata grazie anche all’arresto dell’ex numero tre del Sisde, Bruno Contrada, finito in carcere e condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa.

Come detto qualche riga più su, le intercettazioni che portarono alla strage di Via D’Amelio, partivano dalla sede del Sisde e furono disposte da Pietro Scotto il boss, fratello del Giudice Scotto (che seguiva il processo Borsellino).

Facile dedurre che siamo davanti a strane collusioni, eppure ad oggi nessuno ha mai approfondito la questione, neanche il Comitato parlamentare di controllo.

Utile inoltre fare qualche ragionamento in base ai fatti e alle circostanze che portarono alle stragi del 1992.

All’epoca il presidente del Consiglio era Giulio Andreotti, (accusato per reati di mafia, caduti tuttavia in prescrizione); a lui subentrò Giuliano Amato, mentre il ministro degli interni era Nicola Mancino, recentemente rinviato a giudizio per la trattativa “Stato-mafia”, a causa delle intercettazioni telefoniche con Napolitano.

Il 2 giugno dell’anno 1992 approdava al largo di Civitavecchia il panfilo reale Britannia di proprietà Windsor, il casato reale in cui confluiscono massoneria, poteri criminali e alta finanza a livello mondiale.

Fu proprio in quella data, durante una delle riunioni del Bildemberg, che venne decisa la svendita del patrimonio italiano. Fra in presenti c’erano Mario Draghi, Amato, Ciampi, Prodi e Dini.

Sempre quell’anno avvenne la frantumazione della Jugoslavia per volere di Stati Uniti d’America e Germania.

Perché allora tenere in vita dei personaggi che osavano contrastare la mafia, usando l’arma della legalità? Perché tenere in vita dei personaggi che avevano capito tutto?

Paolo BorsellinoBorsellino, poco tempo prima di morire ripeteva «Ho capito tutto, è una corsa contro il tempo quella che io faccio. Sto vedendo la morte in diretta, devo lavorare tanto, devo lavorare tantissimo…». E aveva compreso tutto anche sul suo assassinio: «Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia. La mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri». 

Ebbene Falcone e Borsellino, quando erano in vita sono stati spesso attaccati dalle istituzioni; una volta assassinati sono stati considerati giustamente martiri.

Come non ricordare l’atteggiamento della Procura di Caltanissetta, poco propensa a cercare di sapere che cosa aveva capito questo magistrato, oppure quello del procuratore Giammanco, che solo la mattina del 19 luglio si decise a delegarlo, dopo mesi di rifiuti, alle indagini sulla mafia palermitana. O come dimenticare che nessuno avvertì dell’arrivo del tritolo dalla Germania, destinato a Borsellino e che già il 14 Luglio il calabrese Giacomo Ubaldo Lauro, appartenente alla ‘ndrangheta” aveva avvertito il console italiano del futuro attentato.

Quello che indegna è che da 22 anni accanto ai “fedeli” che credono nel loro messaggio,ogni anno, assistiamo alla solita retorica di alcuni componenti dello Stato,sempre presenti in prima fila durante le commemorazioni, eppure i loro “omissis”, soprattutto nell’ambito Sisde e servizi segreti, continuano a restare tali.

Alla luce di questi fatti appare chiaro che non c’è stata una trattativa Stato&mafia: i rapporti sono stati “organici” e” simbiotici ” almeno dal 1943 e se lo Stato volesse realmente colpire la piovra, lo farebbe in tempi brevi,

In tutto ciò Napolitano tace e gli omissis sono tanti: del resto come dimenticare che L’Italia ha ricevuto con gli onori di Stato il criminale internazionale Henry Kissinger, mandante dell’eliminazione di Allende e Moro.

Simona Mazza

Cosa si nasconde dietro le stragi del ’92? ultima modifica: 2013-07-23T19:27:51+02:00 da CanaleSicilia