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Città Metropolitana di Messina: non è questione di numeri piuttosto di funzioni e competenze – Camera di Commercio, Corte d’appello, Autorità Portuale

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Ing. Carmelo Di BartolaIl dibattito degli ultimi giorni incentrato sulla proposta di conservare l’autonomia della Camera di Commercio (C.C.) di Messina piuttosto che di procedere al suo accorpamento con altri Enti camerali confinanti, seppur inquadrato nel più generale ripensamento a livello nazionale dei compiti e delle funzioni in carico agli Enti Camerali con il conseguente riordino della loro organizzazione territoriale, presenta, a nostro modo di vedere, anche delicati e talvolta inconfessati risvolti di carattere squisitamente regionale .

Invero, l’odierno dibattito sulla C.C. di Messina consente di far emergere alcuni spunti di riflessione che inducono a giudicare siffatta vicenda come un’ulteriore conferma di un progressivo, e ininterrotto processo di rimodulazione degli assetti e dei rapporti di forza socio-economici e territoriali dell’intera Sicilia

E’ innegabile che nell’ultimo ventennio, in forza di provvedimenti attuati dai diversi esecutivi del governo centrale e tutti finalizzati al contenimento della spesa pubblica, siano state portate a termine molteplici disposizioni di chiusura relativi a storici centri decisionali-gestionali-organizzativi di competenza statale a tutto danno dei valori identitari della città di Messina e della sua provincia .

In tutta sincerità, riteniamo che se il dritto positivo della medaglia di siffatte dismissioni abbia potuto trovare ispirazione nell’esigenza di razionalizzare e di ottimizzare l’efficacia della spesa pubblica, l’altra faccia negativa della stessa medaglia, per noi messinesi, è rappresentata dal dover subire, senza poter nulla eccepire, tutta una sequenza di maldestri tentativi utili solo a annullare l’intima essenza della storia della Sicilia moderna e pre-unitaria, a partire dal periodo svevo-normanno e fino alla promulgazione della Costituzione nel 1812, in nome di un chiaro obiettivo rappresentato dal tentativo di creare un nuovo assetto socio-economico basato su due grandi sub-sistemi regionali, quello occidentale guidato da Palermo, e quello orientale centrato su Catania .

Già da anni vengono attuate strategie per dividere in due la più grande isola del Mediterraneo, la 4° regione d’Italia per popolazione, ignorando o forse peggio, volutamente ignorando, che la nostra isola per oltre settecento anni è stata amministrata dividendola in tre valli (Valdemone, Val di Noto e a Val di Mazara).

L’odierna Provincia di Messina è la gran parte dell’antica Valdemone, un tempo estesa fino a comprendere Cefalù, l’attuale provincia di Enna, l’areale dell’Etna e per qualche tempo la stessa Catania.

E’ da dire però che questo disegno non trova riscontro nel popolo siciliano e nella sua classe dirigente, tantè che con il D.P.R.S. del 10/08/1995 in forza del titolo IV della L.R. 9/1986, in ultimo confermato dalla L.R. 8/2014 sono state riconosciute e perimetrate tre grandi comprensori, centrati su Palermo, Catania e Messina i quali è stato assegnato il rango aree metropolitane .

Questa tripartizione non è per nulla fantasiosa, basta, infatti, ben riflettere sul fatto che la Sicilia è una delle quattro regioni italiane policentriche in senso urbano, come anche il Veneto, l’Emilia Romagna o la Puglia: vale a dire che manca una città in grado di esercitare un’assoluta dominanza metropolitana, come Milano in Lombardia, Roma nel Lazio e Napoli in Campania. Secondo il modello della legge Rango- Dimensione, un metodo di analisi nelle gerarchie urbane regionali, in Sicilia le funzioni urbane superiori vengono divise fra 3 città con l’apporto parziale di una quarta (Siracusa), mentre la rete urbana intermedia è relativamente debole.

Se però Messina viene interessata dal continuo ridimensionamento dell’impegno statale, allora trova legittimazione il sospetto che l’odierna negazione dell’autonoma attività della C.C. di Messina sia prodromica ad una successiva chiusura della sua stessa sede .

Si tratterebbe, allora, della prosecuzione di altre proposte irrealizzate o di altri tentativi ben riusciti tendenti alla soppressione di presidi e/o di centri direzionali-gestionali in gran parte di competenza statale

In questo senso è facile ricordare la soppressione di diversi presidi delle FF.AA., uno per tutti il Distretto Militare o il tentativo, tuttora pendente, dell’accorpamento dell’Autorità portuale di Messina con quella di Catania e di Augusta .

E’ possibile dimenticare la perdita di valenza logistica del complesso ferroviario di Messina a seguito della quasi totale eliminazione del servizio viaggiatori lunga percorrenza, per l’annullamento del servizio pubblico di trasporto merci, per l’abbandono del servizio di traghettamento, per la chiusura di strutture per servizi accessori al servizio di linea ?

Si può accettare l’irreversibile marginalizzazione ferroviaria della fascia tirrenica messinese che a breve non farà più parte della rete ferroviaria nazionale per l’abbandono dello storico tracciato nel tratto da Patti a Castelbuono?

Per quanto precede, esiste qualcuno in grado di escludere che l’odierno tentativo di sopprimere la C.C. di Messina sia l’ultimo della serie, e non il primo di una successiva serie di accorpamenti se non addirittura di chiusure riferite a Enti e Centri direzionali-decisionali, in base alla fredda, stringente e inappellabile evidenza di dati statistici e del rispetto di inderogabili parametri di sostenibilità economico-finanziaria ?

Si può escludere, ad esempio, l’accorpamento delle due più antiche università siciliane che, pur conservando le proprie sedi, potrebbero ritrovarsi, fra non molto, a essere governate da un solo splendido magnifico Rettore magari collaborato da un unico Senato Accademico entrambi insediati a Catania nel palazzo rettorale della più antica università siciliana fondata nel 1434, a discapito dell’ateneo messinese fondato da S. Ignazio di Loyola e istituito da Papa Paolo III solamente nel 1548?

Si può ritenere inverosimile che l’attuale ipotesi di creare quattro grandi poli museali e fra questi quello di Catania-Taormina-Messina non possa evolvere verso la creazione di un unico grande polo museale della Sicilia Orientale con sede baricentrica a Catania ?

Eppure esistono motivi di speranza al sol pensiero che dal 1° gennaio 2015 le 10 città italiane ricadenti nelle regioni a statuto ordinario hanno assunto tutte le funzioni proprie che l’art.44 dichiara fondamentali; fra queste si cita la più importante che è quella dell’adozione e dell’aggiornamento annuale di un piano strategico triennale del territorio metropolitano .

Invero, la Città Metropolitana potrà essere il livello di definizione di politiche pubbliche e progetti territoriali per mettere a fattor comune energie, risorse e prospettive di sviluppo.

La “funzione Metropolitana” sottolineata con maggior forza dalla legge è quella dello “sviluppo strategico del territorio metropolitano”, che si declinerà con il piano strategico triennale e con le politiche attive di “promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale, assicurando sostegno e supporto alle attività economiche e di ricerca innovative e coerenti con la vocazione della città”.

L’area Metropolitana non è solo un’istituzione, un nuovo complesso di procedure, di norme e di regole, una diversa configurazione di confini amministrativi, ma è anche e soprattutto l’occasione per creare un modo nuovo e diverso di governare il territorio e di attuare strategie (ambientali, sociali, economiche, produttive, commerciali, culturali, dei trasporti ecc.), le cui dinamiche e i cui effetti vanno al di là dei semplici confini amministrativi dei comuni come oggi li conosciamo.

Ciò non potrà che rappresentare un indubbio vantaggio per il Governo centrale e per la Commissione Europea, nella definizione e attuazione della programmazione economica e territoriale, della politica urbana nazionale (a partire dal Quadro Strategico Nazionale e dalla nascente Agenda urbana), delle azioni integrate per lo sviluppo da candidare ai fondi UE 2014-2020 e della politica comunitaria di coesione.

In questo senso l’Area Metropolitana è anche e soprattutto un nuovo stile di governo; ed è questa una delle sfide principali che dovranno affrontare insieme gli amministratori dei Comuni che ne faranno parte .

Si tratta di un percorso che non può essere affidato ai soli amministratori, ma dovrà trovare la partecipazione e l’impegno dell’intero contesto metropolitano (soggetti pubblici e privati, rappresentanti delle categorie e della società civile, a livello locale e sovra locale, e l’intera popolazione).

Il testo del disegno di legge di riforma delle Province adottato il 10 febbraio 2015 in Commissione Affari istituzionali dell’Ars, archiviando alcune delle norme contenute nella L.R. 8/2014, si conforma alla legge nazionale pertanto la nuova perimetrazione dell’area metropolitana di Messina ricalca il vecchio territorio della Provincia regionale e conferma che all’Area Metropolitana di Messina possono accorparsi comuni limitrofi anche capoluoghi di altre province della stessa regione ma non comuni della limitrofa Città Metropolitana di Reggio Calabria, o delle limitrofe Aree metropolitane di Catania e Palermo, e viceversa .

Una delle conseguenze più importanti è che i centri decisionali e/o gestionali insediati in una data Area Metropolitana non possono essere accorpati a analoghe strutture di Aree Metropolitane anche se limitrofe, perché agli stessi centri sono riconducibili esclusive e non delegabili funzioni e competenze strategiche derivanti dall’appartenenza territoriale a Aree Metropolitane ovvero a Enti equi-ordinati e di pari rango ordinamentale .

Risulta altresì confermato il disposto per il quale alla Città Metropolitana competono ai sensi dell’art.10 della L.R. 8/2014 funzioni assolutamente esclusive di coordinamento, pianificazione, programmazione e controllo in materia territoriale, ambientale, di trasporto e di sviluppo economico.

Nelle more della riforma del titolo V della Costituzione e dello Statuto speciale della Sicilia e delle altre Regioni a Statuto speciale, i confini che delimitano gli ambiti spaziali entro i quali si espande il potere di pianificare il territorio e di programmare lo sviluppo socio-economico delle regioni e delle articolazioni territoriali, liberi consorzi e città metropolitane, che le compongono, costituiscono limiti della competenza territoriale dei poteri locali e statali che governano le comunità insediate in quel territorio.

La Città Metropolitana è, quindi, a tutti gli effetti un Ente locale territoriale e non un Ente pubblico non economico o anche economico, agenzia, azienda pubblica o società regionale di erogazione di servizi da dimensionare o meglio ridimensionare sulla base delle esigenze del mercato e del contenimento dei costi della P.A.

La funzione di governo del territorio è funzione propria, fondamentale e qualificante dell’Area Metropolitana che l’Ente locale territoriale svolge con le strutture organizzative proprie e le articolazioni decentrate degli altri livelli di governo regionale e statale; funzioni essenziali e fondamentali per l’esercizio dell’azione amministrativa nel rispetto di quei principi di leale collaborazione, sussidiarietà, adeguatezza, differenziazione che ispirano la normativa comunitaria e interna consentendo efficienza e riduzione dei costi della Pubblica amministrazione .

Se così è , e così è e deve essere, se saremo capaci di costruire l’Area Metropolitana di Messina, Ente locale territoriale di nuova istituzione con funzioni di governo di un territorio di area vasta e poteri di pianificazione territoriale, ambientale, dei trasporti e dello sviluppo socio-economico, l’Area Metropolitana di Messina diverrà insieme a tutti i comuni che la compongono, in posizione equi-ordinata e non gerarchica, il nuovo Ente autonomo territoriale di area vasta (secondo il nuovo modello di rete che sostituisce il modello gerarchico centro-periferia).

Il nuovo Ente che si collocherà tra comuni, liberi consorzi di comuni e regione, sarà una circoscrizione necessaria non sopprimile o accorpabile di decentramento statale e regionale.

Se saremo capaci di costruire l’A.M. di Messina cogliendo l’opportunità che le leggi statali e regionali ci offrono, allora i provvedimenti amministrativi e legislativi statali e regionali che, in attesa della riforma del titolo V della Costituzione, progettano di trasferire ad altra Città Metropolitana della stessa Regione o di Regione limitrofa uffici statali direzionali, enti pubblici non economici e economici dello Stato e della Regione risulteranno irragionevoli, illogici e contraddittori con i principi costituzionali e comunitari.

Ci riferiamo, per esempio, ai progetti di riordino degli uffici giudiziari che vorrebbero privare l’A.M. di Messina della Corte d’Appello, di accorpamento della Camera di Commercio di Messina con quella di Catania, di fusione dell’Autorità Portuale di Messina-Milazzo prima con Palermo, poi con Catania e Augusta e infine con Gioia Tauro .

La costruzione dell’A. M. di Messina che unifica il versante ionico e tirrenico dei Peloritani, dunque, (senza indugiare troppo su futuribili disegni di integrazione delle due sponde dello Stretto in un’unica area Metropolitana, crediamo che costituisca la risposta, sul piano della concretezza e della legalità, da dare al tentativo di spartizione delle funzioni di pianificazione e programmazione prima e dello stesso ruolo di Città Metropolitana (che resterà inattuata sulla carta o attuata in una dimensione non rilevante) tra Catania, Palermo e Reggio di Calabria.

ing. Carmelo Di Bartola
portavoce Coordinamento
Comitati Territoriali per l’aeroporto nella piana di Milazzo

Città Metropolitana di Messina: non è questione di numeri piuttosto di funzioni e competenze – Camera di Commercio, Corte d’appello, Autorità Portuale ultima modifica: 2015-03-04T16:54:52+01:00 da CanaleSicilia