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Brolo – L’ultimo saluto a Don Cono “U Chiareddu”

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Cono RicciardelloDalla redazione di CanaleSicilia un abbraccio a Nino Ricciardello e alla famiglia per la scomparsa del padre, Cono.

A Nino o meglio al nostro “marziano”, amico sincero e volto noto del nostro giornale con l’oramai famosa rubrica “Cronache Marziane”, va tutto il nostro affetto e vicinanza.

Di seguito il notevole e toccante (anche per noi che non lo abbiamo mai conosciuto) ritratto di “Don Cono U Chiareddu”, così era inteso a Brolo, uscito dalla sapiente penna di Massimo Scaffidi.

I funerali si svolgeranno martedì 1 dicembre, alle ore 15:30, nella chiesa di Maria Santissima Annunziata di Brolo.

Cono RicciardelloAvrebbe compiuto 80 anni il 2 dicembre, è andato via qualche giorno prima, in quella “Testa di Monaco” che volle creare quale primo esempio di turismo residenziale dei Nebrodi, quasi in antagonismo ed a voler spostare il baricentro turistico che si stava, al tempo, concentrando su Capo Calavà. Un esempio di imprenditorialità ruspante, nata dal nulla, che non aveva avuto in dono niente, che a pochi doveva dir grazie… fatta di ferrea volontà, di principi, di voglia di farcela.

Così, dopo una lunga malattia,  Cono Ricciardello, per tutti “Don Cono”, ha “mollato.

“Mollare” un termine strano per lui, poco calzante per la sua personalità, difficile per etichettarlo.

Infatti era, ed i tanti che l’hanno conosciuto possono testimoniarlo, una forza della natura fatta da cocciutaggine, determinazione, volontà del fare… che non mollava mai.

Imprenditore, self made man, Cono è stato una delle figure più rappresentative di quella generazione di “carusi brolesi” che, dopo la metà del secolo scorso, da artigiani si inventarono imprenditori e nell’Italia del boom sdoganarono Brolo verso il suo nuovo futuro.

Ci credevano, ci provarono, lo fecero.

Un passaggio importante, con conseguenze allora inimmaginabili per molti.

Ma non “‘pu Chiareddu“.

Aveva da subito le idee chiare.

Si passava dal latifondo all’era dell’impresa.

Dalla cultura dei “padroni” a quella dei datori di lavoro. Dal lavoro con “pico e pala” alle ruspe ed ai trattori. Dal catrame all’asfalto.

“Don Cono”, con altri tre fratelli, erano nato nella casa paterna, lungo la via Trieste. Casa rimessa a nuovo nel tempo, quasi a segnar il “senso di famiglia” e di appartenenza a lui cari.

Era stato, tra i primi, appaltatore di opere pubbliche. Un passaggio di stato condiviso insieme a quei carusi che si chiamavano Vincenzo e Saro Agnello, Pippo e Carmelo, i fratelli Giuffrè, Carmelo Giuffrè, Salvatore Gasparro”u casciuni”, poi vennero i vari Pippo Bonina, Pippo Ricciardello, Fernando La Rosa e le tante imprese di oggi.

Brolo cambiava così, quelli erano gli anni del timido ammodernamento infrastrutturale dell’Isola. Dei rapporti tra Politica e Impresa, della Regione Siciliana e degli Affari, Di Lima, Merlino, Germanà.

Ma Don Cono era diverso dai tanti altri suoi colleghi.

Conosceva il sistema, ma giocava con la politica restandone ai margini, fatta eccezione all’epoca della “Spiga” con il suo ruolo di consigliere comunale a Brolo.

Giocava con la politica come faceva con i suoi figli sulla spiaggia di Ponte Naso.

Mai legato a nessuno, guardava da destra a sinistra – sponsorizzando anche le grande feste “rosse”, poi si fermava spesso al centro, ma intanto tesseva reti di amicizie, rapporti di stima, fatti anche di buone mangiate.

Poi questi ritornavano sempre utili… senza dove mai abbassar la testa.

Era un imprenditore poliedrico, per certi versi un visionario.

Laddove c’erano una spiaggia ed una scogliera ai piedi di un dirupo inaccessibile lui, era il 1966 gli anni di “sapore di sale”, ebbe la visione di un albergo.

Convinse ad affiancarlo nell’impresa il fratello maggiore, Nino, e nel 1972 inaugurò il Villaggio Turistico Testa di Monaco.

Che ancora – pur finita la parabola del bel turismo isolano quello delle tre settimane piene, dei weekend a base di aragoste e ostriche – è una delle locations più amene della costa settentrionale Siciliana, con un appeal tutto suo che gli permette di guardare ancora oltre i confini turistici di unire bellezza e anima.. e di questo, lui, don Cono, poco incline al mondo spirituale, ma amante dei sentimenti più puri, dell’amare, del saper vivere, certamente sorriderà annuendo e affermando che “l’idea mi piace”.

Quindi come dicevano, senza timori reverenziali ai più piazzati Batolo di Gioiosa Marea, Cono e Nino Ricciardello aprono da veri pionieri la stagione dell’imprenditoria turistica locale, e Cono rilancia qualche anno dopo con l’inaugurazione del “Costa Azzurra”, a Brolo.

Lui con Mariano Scarpaci e con un’altro Ricciardello, Nino, titolare del”Principe” di fatto inventano l’immagine di Brolo turistica, la “Costa d’Oro”, prodromo della Costa Saracena.

Ma le visioni di Don Cono non finirono mai.

Senza mai abbandonare il core business, investì ancora in quel file rouge del turismo,  insieme ad altre strutture fu sempre lui, diventato anche armatore, ad inaugurare, nel 1980, il primo servizio di collegamento giornaliero con le Isole Eolie.  La motonave, commissionata e costruita ad hoc si chiamava, manco a dirlo, “Marinella” come l’amatissima figlia.

E mentre, Nino, primogenito, studiava ingegneria, ma guardava già con interesse alla politica nelle file giovanili della Democrazia Cristiana, per Marinella che voleva padroneggiare l’arte dell’ospitalità, Don Cono volle il meglio e dopo il diploma la mandò a studiare direttamente in Svizzera al prestigioso Istituto Cesar Ritz.

Lui sapeva bene che le lingue, la padronanza tecnica di una professione che non era “il mestiere” era una grande opportunità per i suoi figli.

Forse perchè aveva completato soltanto le scuole dell’obbligo, senza mai rammaricarsene, voleva altro.

A Brolo, all’epoca, nelle scuole medie si insegnava il francese, roba superata.

“I ragazzi devono imparare l’inglese”. Ed inglese fu. Lezioni private e stages per entrambi i figli, forse caso unico tra gli adolescenti Brolesi di quella generazione, i primissimi anni 80, in Inghilterra.

Uomo dal carattere notoriamente forte, a volte quasi duro, incuteva timore, vuoi anche per i folti baffi che gli segnarono a lungo il viso, Cono Ricciardello era una persona brillante che oltre al lavoro riusciva a coltivare tanti interessi e tante passioni ad incominciare da quella per la Tiger di cui, ai tempi d’oro, fu a lungo vicepresidente del mitico Giovanni Germanà, ma anche l’arte e sopratutto la pittura.

Così Giovanni Dascola, alla pari di tanti altri, già affermato pittore siciliano degli anni settanta, spesso era suo ospite a Brolo.

La passione degli ultimi anni sono stati i nipotini, le gemelle Beatrice e Ludovica e Giorgio Cono.

Con Don Cono Ricciardello se ne va, assistito fino all’ultimo anelito di vita dall’amorevole signora Maria, che ne ha condiviso, da sempre, passioni, umori, sogni, un uomo ed un imprenditore d’altri tempi che tra intramontabili alti e fisiologici bassi, ha contrassegnato un epoca.

Specie sempre più in via d’estinzione.

Massimo Scaffidi

Brolo – L’ultimo saluto a Don Cono “U Chiareddu” ultima modifica: 2015-12-01T09:33:02+01:00 da CanaleSicilia